{"id":95,"date":"2021-06-23T19:29:43","date_gmt":"2021-06-23T17:29:43","guid":{"rendered":"http:\/\/2.42.228.42\/?page_id=95"},"modified":"2021-12-09T19:38:12","modified_gmt":"2021-12-09T18:38:12","slug":"storia-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.scolastica.beniculturali.it\/index.php\/home\/storia\/storia-2\/","title":{"rendered":"STORIA"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"http:\/\/www.scolastica.beniculturali.it\/\" data-type=\"page\">HOME<\/a>\/<a href=\"http:\/\/www.scolastica.beniculturali.it\/index.php\/home\/storia\/\" data-type=\"page\">LA BIBLIOTECA<\/a>\/STORIA<\/p>\n\n\n\n<p>STORIA<\/p>\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La biblioteca<\/b>&nbsp;deve la sua origine a&nbsp;<b>s. Benedetto<\/b>, fondatore dei primi monasteri sublacensi e loro guida per quasi trent\u2019anni.<br>La Regola del santo Fondatore prevede infatti che in monastero ci siano dei libri (codici) per la lettura privata e quella comunitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sono pervenuti libri del tempo di s. Benedetto, a causa delle devastazioni subite dai monasteri nei secoli VII-X. Alla fine del secolo IX, con la rifioritura della vita monastica, viene restaurata anche la biblioteca, come riferisce il Chronicon Sublacense.<br>L\u2019abate Umberto (1050-1069) accrebbe il patrimonio dei libri. In seguito le testimonianze diventano pi\u00f9 esplicite e abbondanti.<br>Lo scriptorium del monastero riceve un forte incremento durante il governo dell\u2019abate Giovanni V (1069-1121).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni codici esemplati nello scrittorio monastico sono andate a finire in altre biblioteche; solo due sono rimasti nella nostra: il Codice LXIII, che contiene le Lettere di sant\u2019Agostino e il cosiddetto Salterio di san Girolamo, ricco di preziose miniature.<br>Giovanni V acquist\u00f2 anche dei codici per la Biblioteca. I suoi successori ne imitarono l\u2019esempio cosicch\u00e9 la Biblioteca, gi\u00e0 alla fine del 1300 possedeva circa&nbsp;<b>10.000 volumi<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 antico va datato intorno al sec. X. Contiene delle preziose miniature. E\u2019 una miscellanea. Riporta brevi notizie biografiche su diversi santi, un estratto del secondo libro dei Dialoghi di&nbsp;<b>s. Gregorio Magno<\/b>&nbsp;e alcuni riti liturgici. Facevano parte di questo codice altri fogli che ora si conservano a parte. Sono delle medesima epoca, ma scritti da mani diverse. Contengono brani della Regola di s. Benedetto. Codici di tipo miscellanea ne sono pervenuti diversi. Di eccezionale importanza sono i codici di S. Scrittura, commentari e studi sulla S. Scrittura. Quelli pi\u00f9 antichi sulla S. Scrittura sono del sec. XIV. Tra le raccolte di Omilie sono assai interessanti quelle di Origene del sec. XIII. Il codice \u00e8 diventato famoso perch\u00e9 gli stampatori tedeschi che impiantarono la prima tipografia italiana nel nostro monastero, si sono ispirati ai caratteri di questo codice per fondere i loro che perci\u00f2 sono detti sublacensi. Di notevole importanza sono&nbsp;<b>i codici liturgici:<\/b>&nbsp;messali, lezionari, breviari, impreziositi con artistiche miniature. Sono conservati anche codici che riportano trattati di filosofia e teologia. Il&nbsp;<b>De civitate<\/b>&nbsp;Dei di&nbsp;<b>s. Agostino<\/b>&nbsp;ha acquistato notevole importanza perch\u00e9 \u00e8 servito ai primi tipografi sublacensi come testo per l\u2019omonimo incunabulo. Molti sono i codici di tipo monastico e, in particolare quella sulla Regola e relativi commenti. Parecchi sono quelli che sono andati irrimediabilmente perduti. Un cenno meritano anche i sigilli che molti diplomi conservano e che contribuiscono a stabilire l\u2019autenticit\u00e0 del documento. Negli anni 1464-1468 la Biblioteca si arricchisce dei primi libri stampati in Italia,&nbsp;<b>\u201cin venerabili monasterio sublacensi\u201d<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui furono certamente stampati la Piccola Grammatica Latina del Donato; il De Oratore di Cicerone, tre opere del Lattanzio: Divine institutiones, De ira Dei e De opificio hominis. Gli stampatori, Corrado Scheynheym e Arnoldo Pannartz, tedeschi, impiantarono la prima tipografia italiana nel nostro monastero e nel giugno 1467 si trasferirono a Roma, lasciando a Subiaco buona parte del macchinario tipografico, ma dopo la loro partenza pare che i monaci non abbiano stampato altri libri. In seguito, altri incunabuli furono acquistati a Roma presso gli stessi tipografi e anche da altre tipografie. Meritano particolare menzione il Codex Justiniani stampato a Venezia nel 1478; le Decretales di papa Gregorio IX del 1474; la Concordantia discordantia canonum di Graziano. Sono conservati&nbsp;<b>incunabuli<\/b>&nbsp;con opere di&nbsp;<b>Aristotele, Cicerone, Lucrezio, Marziale e Seneca.<\/b>&nbsp;Molte opere sono andate perdute e tante sono state asportate, specialmente durante la commenda; forse le maggiori perdite si ebbero durante l\u2019invasione del monastero negli anni 1789-1799 e 1810-1815. Prima del 1848 venne curato il riordinamento della Biblioteca e dell\u2019Archivio e furono acquistate opere di S. Scrittura, di storia ecclesiastica e collane di classici latini e greci. Gli anni 1848-1868 non furono tutti prosperi per il monastero. \u201cQuando i volontari di Garibaldi \u2013 ricorda il Federici \u2013 percorrevano irrequieti la campagna romana, anelanti a Roma, verso il 1867, i monaci, temendo per i tesori del monastero conservati, assicurarono i manoscritti fuori del cenobio, in un luogo che non conosciamo\u201d. Poi ci fu la soppressione. Il pubblico demanio confisc\u00f2 i beni e li pose all\u2019asta. Dichiar\u00f2 i monasteri monumento nazionale e ne affid\u00f2 la custodia ad alcuni monaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu dato l\u2019incarico di sovrintendente a don Leone Allodi, con l\u2019impegno di ordinare la biblioteca e la collezione dei manoscritti, compito che l\u2019Allodi port\u00f2 a termine con competenza non comune. Un nuovo incremento e una migliore sistemazione della biblioteca si ebbe con l\u2019abate Salvi; durante il suo lungo governo (1909-1964) essa venne sistemata in sede pi\u00f9 degna e rifornita di collezioni antiche e moderne e di varie riviste, grazie anche al sostegno economico dei dirigenti del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 culturali.<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"203\" height=\"295\" src=\"http:\/\/2.42.228.42\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/1-pagina-libro-antico.jpg\" alt=\"\" data-id=\"368\" data-full-url=\"http:\/\/2.42.228.42\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/1-pagina-libro-antico.jpg\" data-link=\"http:\/\/2.42.228.42\/index.php\/home\/storia\/storia-2\/1-pagina-libro-antico\/\" class=\"wp-image-368\"\/><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"249\" height=\"162\" 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Alcuni codici esemplati nello scrittorio monastico sono andate a finire in altre biblioteche; solo due sono rimasti nella nostra: il Codice LXIII, che contiene le Lettere di sant\u2019Agostino e il cosiddetto Salterio di san Girolamo, ricco di preziose miniature.Giovanni V acquist\u00f2 anche dei codici per la Biblioteca. I suoi successori ne imitarono l\u2019esempio cosicch\u00e9 la Biblioteca, gi\u00e0 alla fine del 1300 possedeva circa&nbsp;10.000 volumi. Il pi\u00f9 antico va datato intorno al sec. X. Contiene delle preziose miniature. E\u2019 una miscellanea. 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